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Donne Exempla® al Salone del Libro di Torino: il gioco di ruolo entra nella didattica piemontese

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Il 15 maggio 2026, presso lo Spazio Argento di Lingotto Fiere, la Fondazione Educatorio della Provvidenza ETS ha presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino i risultati del progetto educativo Donne Exempla®.


Un progetto radicato nella strategia La Cultura che Cura®


Donne Exempla® si inserisce nella linea strategica La Cultura che Cura®, marchio che la Fondazione ha sviluppato con la convinzione che la cultura non sia solo conoscenza, ma uno strumento concreto di crescita, consapevolezza e trasformazione sociale. Il progetto è promosso congiuntamente dalla Fondazione Educatorio della Provvidenza ETS e dall'Associazione Amici dell'Educatorio della Provvidenza ODV, con il contributo del Consiglio Regionale del Piemonte e della Consulta delle Elette, e con il supporto dell'Ufficio Scolastico Regionale per il coinvolgimento degli istituti scolastici. L'incontro è stato moderato da Paola Casacci, Direttrice della Fondazione.


Il Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Davide Nicco, ha portato il saluto istituzionale sottolineando il valore civico dell'iniziativa: "Ritengo che percorsi didattici come Donne Exempla® siano fondamentali per promuovere una cultura della parità e del rispetto, stimolando nelle nuove generazioni lo sviluppo del pensiero critico e della consapevolezza civica. Per questo, come istituzione, sentiamo il dovere di sostenere e valorizzare iniziative di così alto valore educativo e culturale, capaci di rinnovare in modo profondo e innovativo l'insegnamento e l'apprendimento della storia dell'emancipazione femminile."


All’incontro era presente anche il consigliere regionale, Silvio Magliano.


L'avv. Carlo Majorino, Presidente della Fondazione, ha sottolineato nel suo intervento la centralità dell'approccio pratico e misurabile: "Quello su cui insisto sempre è mettere a terra i progetti e sporcarci le mani. Fare progetti è importante, ma la parte di verifica scientifica, nei limiti nei quali si può fare una progettazione, è quella che genera il modello. È quella che ci dice se ha funzionato." Un orientamento che riflette la filosofia complessiva della Fondazione, impegnata su tre asset strategici: la prevenzione, il supporto psicologico di innovazione attraverso lo Psicotech Lab®, e l'inclusione sociale attraverso la cultura.


La parità di genere: un traguardo ancora da raggiungere


Lella Bassignana, Vicepresidente della Fondazione Educatorio della Provvidenza ETS e referente del Nodo provinciale contro le discriminazioni della provincia di Vercelli, ha collocato il progetto nel contesto più ampio della parità di genere, ricordando che il 2026 segna l'80° anniversario del primo voto delle donne in Italia — il 10 marzo 1946 nelle amministrative comunali e il 2 giugno 1946 per l'elezione dell'Assemblea Costituente.


Pur riconoscendo i progressi compiuti — riforma del diritto di famiglia, divorzio, presenza femminile nei consigli di amministrazione — Bassignana ha evidenziato come persistano divari retributivi significativi e stereotipi di genere nel mondo della scuola e del lavoro. Ha anche richiamato l'attenzione sulla legge del 3 ottobre 2025 che istituisce azioni di sensibilizzazione contro il body shaming, sottolineando che 9 adolescenti su 10 dichiarano di essere stati vittime di denigrazione basata sull'aspetto fisico, con le proprie immagini diffuse online senza consenso. In questo quadro, Bassignana si è impegnata a promuovere una modifica delle normative regionali piemontesi su cyberbullismo e bullismo, o in alternativa la redazione di una legge ad hoc. Uno degli obiettivi del progetto è quello di sviluppare nei giovani una capacità critica nei confronti di stereotipi e pregiudizi.


Il progetto nelle scuole: dati e risultati preliminari


Paola Casacci, Direttrice della Fondazione, ha presentato i numeri del progetto. Attivo da marzo a dicembre 2026, Donne Exempla® ha coinvolto 20 classi, 22 docenti e circa 380 studenti del territorio piemontese. Il programma ha previsto otto ore di formazione per gli insegnanti, articolate in un modulo storico curato dal prof. Gianni Oliva, un modulo antropologico a cura dell’antropologa Caterina Agus e un modulo dedicato alle competenze didattiche e relazionali, a cura dello psicologo clinico Roberto Gambarini.


Caterina Agus ha illustrato i risultati della valutazione del progetto condotta attraverso questionari costruiti ad hoc — e non su batterie di test preesistenti — con l'obiettivo di analizzare aspetti specifici dell'esperienza. I dati raccolti, ancora parziali ma già significativi, evidenziano risultati incoraggianti: su 168 questionari pre-sperimentazione e 110 questionari post-sperimentazione, emerge una predisposizione mediamente positiva verso il gioco di ruolo già prima dell'esperienza, che si rafforza sensibilmente dopo. In particolare, gli studenti hanno espresso elevata soddisfazione, forte apprezzamento per i narratori e, soprattutto, il desiderio di ripetere l'esperienza. Il valore didattico percepito è risultato significativo, con una partecipazione vissuta come attiva e pienamente partecipata.


Il dato più rilevante emerso dalla valutazione preliminare riguarda la capacità degli studenti di "abitare" attivamente la narrazione: molti partecipanti, inclusi coloro che non avevano mai fatto esperienze di gioco di ruolo, si sono immersi nelle storie al punto da vivere le situazioni narrate come esperienze quasi reali.


Il gioco di ruolo come strumento pedagogico: la prospettiva scientifica


L'evento ha offerto l'occasione per un confronto multidisciplinare sul valore scientifico e pedagogico del gioco di ruolo. Il prof. Federico D'Agata, docente di fisica applicata presso il Dipartimento di Neuroscienze "Rita Levi Montalcini" dell'Università di Torino, ha inquadrato il tema in una prospettiva più ampia: il gioco come strategia di apprendimento non è una novità e sta vivendo una stagione di rinnovato interesse scientifico e istituzionale.


A Torino, proprio in questi mesi, è nato il Centro Studi sul Gioco e la Ludicità, che riunisce 17 dipartimenti dell'Ateneo — quasi la totalità dei 26 esistenti — ciascuno impegnato a studiare il gioco dalla propria prospettiva disciplinare: dalla psicologia alla medicina veterinaria, dall'economia alle neuroscienze. Il gruppo coordinato dal prof. D'Agata si concentra in particolare su ciò che accade al cervello durante il gioco di ruolo, con l'ipotesi che la cooperazione e la competizione all'interno del gruppo possano variare il livello di sincronizzazione neurale tra i partecipanti, generando quel fenomeno di allineamento mentale che il mondo del lavoro chiama team building.


Il professore ha tuttavia precisato un punto fondamentale: il gioco da solo non basta. "Non è che se prendo una classe e la faccio divertire, automaticamente ho ottenuto un'esperienza di apprendimento utile. Il momento del debriefing — la restituzione dopo il gioco — è essenziale. Se non si attiva la funzione riflessiva degli studenti, si corre il rischio di aver fatto qualcosa di moda, ma alla fine abbastanza inutile." Un monito che il progetto Donne Exempla® ha accolto fin dalla sua progettazione, integrando momenti strutturati di riflessione e valutazione a ogni ciclo di attività.


La dimensione storica e di genere: la lettura del prof. Gianni Oliva


Lo storico Gianni Oliva ha offerto una riflessione che va oltre i confini del progetto, interrogandosi sul modo in cui la scuola trasmette la storia dell'emancipazione femminile. La vera emancipazione delle donne, ha ricordato, non è nata dai movimenti suffragisti — fenomeno prevalentemente aristocratico — ma dalla Prima Guerra Mondiale, quando oltre cinque milioni di donne uscirono di casa per sostituire i mariti al fronte, guidando tram, distribuendo posta, lavorando in fabbrica, acquisendo autonomia economica e sociale.


Oliva ha sottolineato la necessità di un cambio di paradigma nella didattica: meno grande storia politica e militare, più attenzione a come le società hanno plasmato gli individui e gli individui hanno trasformato le società. Sul piano delle competenze, ha richiamato l'importanza di formare non la quantità di nozioni, ma la capacità di ragionare, collaborare e adattarsi — un orientamento condiviso dallo psicologo Roberto Gambarini, che ha approfondito il valore formativo del gioco di ruolo. A scuola, ha spiegato, manca spesso la possibilità di mettere in pratica competenze come il rispetto, l'empatia e la gestione dei conflitti: il gioco di ruolo colma questo spazio, offrendo agli studenti un laboratorio protetto in cui sperimentare dinamiche sociali complesse come la negoziazione, la leadership e il confronto con punti di vista diversi dal proprio.


La voce dei protagonisti: studenti, docenti e narratori


L'evento ha dato ampio spazio alle testimonianze dirette di chi ha vissuto il progetto dall'interno. Attraverso la proiezione di un video con interviste a studenti e docenti è emerso un quadro vivido dell'impatto dell'esperienza: studenti che raccontano di aver scoperto temi — come il diritto all'istruzione negato alle donne in molte parti del mondo — dei quali non erano a conoscenza; docenti che hanno osservato in classe l'emergere di competenze — leadership, empatia, capacità di sintesi — raramente visibili nelle attività tradizionali.


Luca Tersigni, Presidente de La Pentola del Drago, ha descritto il gioco di ruolo come "uno strumento di una potenza inaudita", capace di unire narrativa, interpretazione e apprendimento collettivo in un formato inclusivo che non richiede alcuna competenza teatrale. Giorgia Bella, de La Compagnia della Fenice, ha sottolineato come ogni classe abbia sviluppato percorsi narrativi distinti a partire dalle stesse premesse, dimostrando la ricchezza generativa dello strumento e la sua capacità di valorizzare le specificità di ogni gruppo.


Prospettive future


La presentazione al Salone del Libro è stato un momento intermedio di restituzione pubblica. Il progetto è attivo fino a dicembre 2026 e la Fondazione punta a una seconda edizione con un numero maggiore di classi coinvolte, la pubblicazione dei risultati completi della valutazione e, in prospettiva, un approfondimento neuroscientifico in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Torino.


L'obiettivo dichiarato della Fondazione è trasformare Donne Exempla® in un modello replicabile e autonomo oltre i finanziamenti istituzionali: un contributo concreto alla costruzione di una scuola più equa, inclusiva e preparata alle sfide della società contemporanea.

 

Per informazioni e prenotazioni sessioni di gioco di ruolo:

eventi@educatoriodellaprovvidenza.it












 
 
 

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